Falò sacri che illuminano la notte più buia, rape intagliate che allontanano gli spiriti, e un posto vuoto a tavola per gli antenati… queste sono le immagini perdute di Samhain, l’antica festa celtica oggi sepolta sotto la patina commerciale di Halloween. Ma Samhain era molto più di questo: era un complesso intreccio di mitologia irlandese, rituali potenti e sapienza astronomica.
Questo articolo analizzerà tutte le sfaccettature di questa festa dimenticata. Esploreremo i suoi miti originari, come l’unione sacra tra il Dagda (dio della vita) e la Mórrígan (dea della morte), e incontreremo Donn, il Signore dell’Oltretomba. Riscopriremo i veri rituali celtici: i falò d’ossa, le cene mute, il guising protettivo e l’uso divinatorio di mele e nocciole.
Analizzeremo poi il cuore astronomico di Samhain, dimostrando perché la data del 31 ottobre è solo un’eco storica e svelando le altre due vere date cosmiche – quella solare legata al raccolto e quella stellare legata al portale spirituale delle Pleiadi. Scopriremo come queste stelle fossero un indicatore riconosciuto in tutto il mondo, dall’Egitto al Messico, dalla Scandinavia all’India. Infine, offriremo una guida pratica su come celebrare un Samhain autentico oggi, riconnettendosi a queste antiche energie.
Preparatevi a un viaggio affascinante oltre i dolcetti, alla scoperta di una festa ricca di miti, riti e misteri, un portale tra i mondi la cui chiave risiede nella saggezza dei nostri antenati.
Indice
- 1 Il Capodanno dell’oscurità – L’essenza mitologica di Samhain
- 2 Fuochi d’ossa, cene mute e travestimenti – I rituali dimenticati
- 3 I tre volti di Samhain – Analisi delle date cosmiche
- 4 Le Pleiadi nelle culture del mondo
- 4.1 Europa dell’età del bronzo: La prova nella pietra (e nell’oro)
- 4.2 Scandinavia: Le galline di Freyja
- 4.3 Grecia: il segnale dell’inverno
- 4.4 Egitto: le stelle di Neith e il ciclo del Nilo
- 4.5 Messico: il fuoco nuovo e la sopravvivenza
- 4.6 Australia: le sette sorelle inseguite
- 4.7 India: Le madri divine di Krittika
- 4.8 Giappone: Subaru e l’unità
- 5 Il lato oscuro delle Pleiadi – Perché il velo si assottigliava
- 6 Quale Samhain celebrare?
- 7 Come celebrare un Samhain autentico oggi
- 8 La vera essenza di Samhain
Il Capodanno dell’oscurità – L’essenza mitologica di Samhain
Per comprendere Samhain, è necessario abbandonare la nostra concezione lineare del tempo e immergersi in una visione ciclica, dove ogni fine è un nuovo inizio.
La concezione celtica del tempo
Per i Celti, il tempo non era una linea retta, ma una ruota che girava incessantemente, scandita dai cicli lunari, solari e stellari. La nostra migliore fonte archeologica, il Calendario di Coligny — un complesso calendario lunisolare gallico inciso su una tavola di bronzo — rivela che l’anno era diviso in due metà fondamentali: Samon, l’estate o la metà luminosa, che iniziava con la festa di Beltane, e Giamon, l’inverno o la metà oscura. L’inizio di questa metà oscura era segnato dal mese di Samonios, che rappresentava il vero e proprio primo mese dell’anno: il Capodanno celtico, che diede il nome alla festa (in irlandese antico, Samhain).
Questo concetto di dualità era centrale nel pensiero celtico. Samhain non era la fine dell’anno nel senso di conclusione, ma un punto di transizione: segnava la fine dell’estate, la fine dei raccolti e l’inizio del letargo della terra. A livello spirituale, era un tempo di raccoglimento interiore e di contemplazione, un invito a scendere nelle profondità dell’oscurità per trovare la saggezza.
Il velo sottile e l’apertura del Sídh
In questa notte magica, si credeva che il velo tra i mondi si assottigliasse. Questo non si riferiva solo al mondo dei morti, ma anche al Sídh (l’Altromondo), il regno del popolo fatato. La mitologia irlandese narra che le porte dei tumuli fatati (i sídhe, appunto) si spalancassero, permettendo agli Aos Sí — esseri potenti, antichi e amorali — di emergere e camminare tra gli uomini. Persino la guerriera divina Scáthach, guardiana del confine tra ordine e caos, si diceva che abbassasse il suo scudo, permettendo alle forze primordiali di entrare nel nostro mondo.
Era una notte di potere immenso, ma anche di grande pericolo. Gli spiriti degli antenati potevano tornare a visitare le loro case, ma insieme a loro potevano manifestarsi entità ben meno benevole.
L’unione sacra: il Dagda e la Mórrígan
Al cuore mitologico di Samhain non vi è una storia di fantasmi, ma un atto di creazione cosmica: l’unione sacra tra due delle più potenti divinità del pantheon irlandese. Da un lato, il Dagda, il “Dio Buono”, una figura paterna di abbondanza, fertilità e ordine. Possedeva un calderone che non si svuotava mai, simbolo di nutrimento infinito, e una mazza che con un’estremità poteva dare la morte e con l’altra ridare la vita. Egli incarnava la forza vitale e generosa della terra.
Dall’altro lato, la Mórrígan, la “Grande Regina”, una formidabile e temuta dea della guerra, della sovranità, della profezia e della morte. Appariva spesso come un corvo sul campo di battaglia, incitando allo scontro e decidendo le sorti dei guerrieri. Era la personificazione delle forze del caos, della trasformazione violenta e del fato ineluttabile.
L’incontro degli Dei nel giorno di Samhain
Il testo mitologico Cath Maige Tuired (La Seconda Battaglia di Mag Tuired) narra che proprio nel giorno di Samhain, il Dagda incontrò la Mórrígan mentre ella si bagnava, in piedi con un piede su ogni sponda del fiume Unius. Lì, i due si unirono. Questo non era un incontro casuale, ma un hieros gamos, un matrimonio sacro che costituiva il modello divino per la stagione a venire.
L’unione tra il dio della vita e dell’abbondanza (Dagda) e la dea della morte e del caos (Mórrígan) era un atto di equilibrio necessario. Questo evento mitologico consacrava la stagione, insegnando che per la sopravvivenza della terra durante l’inverno (il dominio della Mórrígan) e per la sua rinascita in primavera (il ritorno del potere del Dagda), queste due forze opposte dovevano unirsi in un equilibrio consensuale.
L’assottigliamento del velo è una diretta conseguenza di questo incontro divino: il mondo dell’ordine e quello del caos si toccano, e il portale tra i mondi si apre. Samhain, quindi, non è solo la fine del raccolto, ma un momento di profonda ricalibrazione cosmica, sancito dall’unione dei suoi più potenti guardiani divini.
Il Signore dei morti e il Dio che muore a Samhain
Mentre l’unione del Dagda e della Mórrígan rappresenta l’equilibrio cosmico sopra il velo, sotto il velo Samhain è il regno di Donn, l’antico dio irlandese dei morti. Donn non è un dio che muore, ma è il Signore dell’Oltretomba, il cupo padrone di casa di Tech Duinn (la Casa di Donn), un’isola al largo delle coste irlandesi dove si credeva che tutte le anime dei morti si radunassero. Se il Dagda e la Mórrígan aprono il portale, è dal regno di Donn che gli antenati iniziano il loro viaggio verso il mondo dei vivi.
Questo antico legame con la morte stagionale è stato poi ripreso nelle moderne tradizioni neopagane e Wicca, creando l’archetipo del Dio Morente (spesso identificato con il Dio Cornuto). In questa visione, il Dio, che rappresenta il Sole e la fertilità della terra, non si unisce al caos come il Dagda, ma “muore” simbolicamente.
La sua morte rappresenta il grano che è stato mietuto e il Sole che perde la sua forza. Egli scende nell’oltretomba (proprio nel regno di Donn, simbolicamente) per regnare sull’inverno, per poi rinascere al solstizio d’inverno (Yule).
Fuochi d’ossa, cene mute e travestimenti – I rituali dimenticati
I rituali di Samhain non erano semplici superstizioni, ma pratiche cariche di significato, progettate per navigare le potenti energie di questa notte tra i mondi.
Il falò sacro (bone-fire)
Il rituale centrale di Samhain era il fuoco sacro. In tutta l’Irlanda, tutti i fuochi domestici venivano spenti, lasciando la terra in una profonda oscurità. I Druidi accendevano quindi un grande falò comunitario, spesso su colline sacre, da cui ogni famiglia prendeva un tizzone per riaccendere il proprio focolare. Questo atto simboleggiava la morte e la rinascita della comunità, unita da un’unica fiamma sacra.
L’etimologia stessa della parola inglese bonfire (falò) molto probabilmente deriva da “bone-fire”, ovvero “fuoco d’ossa”. Fonti storiche e linguistiche confermano che una parte cruciale del rituale consisteva nel bruciare le ossa del bestiame macellato per l’inverno. Questo era sia un atto pratico di smaltimento che una potente offerta sacrificale, che restituiva alla terra una parte di ciò che aveva donato. Il bestiame sopravvissuto veniva fatto passare tra due falò per essere purificato e protetto dalle malattie e dagli spiriti maligni durante i lunghi mesi invernali.
Onorare gli antenati (La cena muta)
Samhain era prima di tutto una festa per onorare gli antenati. Si credeva che le loro anime tornassero nelle loro antiche case in cerca di calore e ospitalità. Per accoglierli, si consumava la “cena muta”: si apparecchiava un posto in più a tavola, si lasciava una sedia vuota accanto al fuoco e si offriva cibo agli spiriti dei defunti. Questa usanza di lasciare la tavola imbandita per le anime dei morti non era esclusiva dei Celti, ma si ritrova in molte tradizioni europee, incluse quelle regionali italiane, a testimonianza di un culto degli antenati profondamente radicato nel continente.
Protezione e travestimento (Guising e lanterne)
La notte di Samhain era anche temuta. Per proteggersi dagli spiriti maligni e dagli esseri del Sídh, i Celti iniziarono la pratica del guising (travestimento). Non era un gioco, ma una forma di mimetismo protettivo. Indossando pelli di animali e maschere grottesche, si poteva camminare tra gli spiriti senza essere riconosciuti, confondendosi con le forze del caos. I guisers andavano di casa in casa, offrendo benedizioni o recitando versi in cambio di cibo, un’usanza che è la vera antenata del moderno “dolcetto o scherzetto?”.
La famosa zucca intagliata è un’aggiunta americana. I Celti non la conoscevano; essi intagliavano rape, patate e barbabietole, trasformandole in lanterne spaventose. La loro funzione era quella di scacciare gli spiriti indesiderati. La leggenda narra di Stingy Jack, un fabbro irlandese che ingannò il Diavolo e fu condannato a vagare per l’eternità nell’oscurità, con solo un tizzone infernale posto all’interno di una rapa per illuminare il suo cammino. Quando gli immigrati irlandesi arrivarono in America, scoprirono che le zucche autoctone erano più grandi e molto più facili da intagliare, e la tradizione si trasformò.
La divinazione (Il velo tra i Mondi)
Essendo un momento “fuori dal tempo”, Samhain era la notte per eccellenza per la divinazione. Con il velo tra i mondi così sottile, si credeva che le trame del destino fossero più facili da leggere. Si praticavano varie forme di divinazione, specialmente per predire il futuro in amore e matrimonio. Mele e nocciole erano strumenti comuni, carichi di un profondo simbolismo. La mela era considerata il frutto dell’Altromondo (la mitica Avalon è “l’Isola delle Mele”), mentre la nocciola era il simbolo della saggezza divina e della conoscenza esoterica.
I tre volti di Samhain – Analisi delle date cosmiche
Contrariamente alla credenza popolare, Samhain non ha una sola data. La sua celebrazione è legata a tre distinti momenti cosmici, ognuno con un significato e un’energia specifici.
La data della tradizione (31 ottobre / 2 novembre): L’eco di un allineamento perduto
La data più conosciuta, il 31 ottobre, è il risultato di un complesso processo di sincretismo religioso avvenuto nel IX secolo d.C. Con l’espansione del Cristianesimo in Europa, la Chiesa si trovò di fronte a festività pagane profondamente radicate, come Samhain, che erano troppo potenti per essere semplicemente cancellate. La strategia adottata fu quella di assorbirle e cristianizzarle.
La mossa decisiva avvenne nell’835 d.C. Su richiesta di Papa Gregorio IV, l’imperatore Ludovico il Pio decretò che la festa di Ognissanti, fino ad allora celebrata in primavera, fosse spostata al 1° novembre in tutto l’Impero Franco. Questa decisione non fu casuale, ma un atto di straordinaria precisione astronomica e di genio geopolitico.
Il regno di Ludovico il Pio fu caratterizzato da una costante lotta per mantenere l’unità del vasto impero ereditato da Carlo Magno, minacciato da conflitti interni e da forti identità regionali. Le feste pagane locali, legate ai cicli della natura, rappresentavano potenti espressioni di queste identità culturali, potenziali forze centrifughe contro un’autorità imperiale e religiosa centralizzata. La culminazione a mezzanotte delle Pleiadi, tuttavia, era un evento universale, un evento cosmico osservabile da tutti i popoli dell’impero, dalla Gallia alla Baviera.
Ancorando le nuove e importanti feste cristiane di Ognissanti (1 novembre) e della Commemorazione dei Defunti (2 novembre) a questo preciso momento astronomico, la Chiesa e l’Impero compirono un’operazione magistrale. Non si limitarono a sostituire una festa pagana locale; si appropriarono del momento cosmico universale che le dava potere. Fu uno strumento di costruzione dell’impero: una tradizione potente, decentralizzata e basata sulla natura fu assorbita da una tradizione centralizzata, a data fissa e imperiale-cristiana.
I calcoli astronomici della Chiesa
All’epoca, a causa della precessione degli equinozi, la culminazione a mezzanotte delle Pleiadi — il segnale che per i pagani apriva il portale dei morti — cadeva proprio in quei giorni. I calcoli archeoastronomici, effettuati in modo sia topocentrico su Roma che geocentrico, mostrano che nell’835 d.C. c’erano due picchi astronomici distinti ma ravvicinati legati all’opposizione Sole-Pleiadi:
- L’Opposizione in ascensione retta: sia vista geocentricamente che da Roma, sede del potere papale, cadeva precisamente la notte del 31 ottobre.
- L’Opposizione in longitudine eclittica: questa cadeva a Roma il 2 novembre.
Il blocco sacro di tre giorni creato dalla Chiesa inglobò perfettamente entrambi i fenomeni: il 31 ottobre divenne la vigilia, il 1° novembre la festa principale dei Santi e il 2 novembre la commemorazione dei defunti, sovrapponendosi ai due picchi astronomici. Oggi, a causa della precessione, questo allineamento non esiste più, ma la data del 31 ottobre conserva un enorme potere tradizionale derivato da questa storica fusione.
La data del Sole (6 novembre 2025): La fine della stagione agricola di Samhain
La seconda data è quella puramente solare, il cross-quarter day: il giorno esatto a metà strada nel tempo tra l’equinozio d’autunno e il solstizio d’inverno. Questa è la vera data agricola, il momento che segna il picco della stagione autunnale e la fine fisica del ciclo del raccolto.
Per il 2025, l’equinozio d’autunno avviene il 22 settembre (ore 20:19 ora italiana) e il solstizio d’inverno il 21 dicembre (ore 16:02 ora italiana). Il punto mediano esatto, o cross-quarter day, cade quindi il 6 novembre alle 17:40. Le celebrazioni legate alla terra e al raccolto dovrebbero iniziare al tramonto del 6 novembre e continuare fino al tramonto del 7. Questa data, legata al ciclo del Sole e della Terra, è probabilmente la più coerente con il concetto originale di festa di fine raccolto.
Nel neopaganesimo moderno, per semplificare, alcuni usano il Sole a 15° dello Scorpione, ma questo evento nel 2025 avverrà parecchie ore dopo, alle 5:04 del 7. Il calcolo matematico temporale è quello più coerente con il concetto storico di “metà stagione”, che era legato al tempo e al ciclo agricolo. L’indicatore a 15° è una convenzione astrologica, non folkloristica. Questo perché, a causa della Seconda Legge di Keplero, l’orbita terrestre non è un cerchio perfetto e la nostra velocità varia, sfasando il puro calcolo temporale (il cross-quarter day) da quello zodiacale (i 15° dello Scorpione).
La data delle stelle (21 novembre): Il portale spirituale di Samhain
Esiste infine una terza data, la più potente. Non è fissata da un calendario umano ma da un preciso evento astronomico: la notte in cui l’ammasso stellare delle Pleiadi culmina alla mezzanotte astronomica. Questo evento può accadere solo in un giorno dell’anno, quando il Sole e le Pleiadi si trovano in esatta opposizione nel cielo.
In questo giorno, al momento esatto del tramonto, le Pleiadi sorgono all’orizzonte opposto. Per tutta la notte, mentre il Sole è “morto” e viaggia nel mondo sotterraneo, le Pleiadi regnano incontrastate nel cielo, compiendo la loro ascesa. Quando raggiungono il loro punto più alto (la culminazione) alla mezzanotte vera, il Sole è al suo punto più debole (il nadir). È il trionfo simbolico dell’oscurità sulla luce, il momento di massimo potere per le forze associate all’oltretomba.
Migliaia di anni fa, questo evento si verificava tra fine ottobre e inizio novembre. Oggi, a causa della precessione, l’allineamento si è spostato in avanti. Ai nostri giorni, il giorno dell’esatta opposizione Sole-Pleiadi, e quindi della culminazione a mezzanotte delle Pleiadi, cade il 21 novembre. Questo è il momento in cui, secondo la logica cosmica degli antichi, il portale spirituale di Samhain si apre veramente.
Il portale di Samhain nel 2025
Questo allineamento è preciso e calcolabile. Nel 2025, l’opposizione geocentrica esatta, valida per l’intero pianeta, avverrà alle 10:08 UTC del 21 novembre (che in Italia corrisponde alle 11:08). (Calcoli Nasa)
Questo è il momento ufficiale in cui il portale di Samhain si apre. La culminazione locale (il picco di potere nel proprio punto di osservazione) avverrà proprio quella notte, intorno alla mezzanotte astronomica locale. Per Roma questo avverrà alle 23:54 del 21, mentre a Milano avverrà alle 00:11 del 22. (Calcoli Stellarium)
Per chiunque voglia utilizzare questo portale energetico, il tempo rituale inizia al tramonto del 21 novembre (quando le Pleiadi sorgono e il Sole tramonta in opposizione) e si estende per l’intera durata del loro regno notturno, chiudendosi al tramonto del 22 novembre.
| Data | Nome | Fondamento | Significato Energetico |
| 31 Ottobre / 2 Novembre | Tradizionale / Storica | Storico-Religioso (Sincretismo Cristiano, IX sec.) | Potere dell’egregora collettiva; eco di un antico allineamento astronomico. |
| 6 Novembre | Solare / Agricola | Astronomico-Stagionale (Cross-Quarter Day) | Connessione con la Terra, ringraziamento per il raccolto, preparazione al riposo. |
| 21 Novembre | Stellare / Spirituale | Astronomico-Stellare (Opposizione Sole-Pleiadi) | Apertura del portale spirituale, divinazione, onore dei morti, introspezione profonda. |
Le Pleiadi nelle culture del mondo
La potenza (e il pericolo) della data del 21 novembre non era un segreto solo per i Celti. In tutto il mondo, la culminazione a mezzanotte delle Pleiadi è sempre stata un segnale sacro, spesso legato ai morti o al capodanno spirituale. L’ammasso stellare delle Pleiadi ha funzionato per millenni come un potente orologio cosmico, un segnale universale che scandiva i destini del mondo.
Europa dell’età del bronzo: La prova nella pietra (e nell’oro)
La prova archeologica più antica e straordinaria dell’importanza delle Pleiadi in Europa è il Disco di Nebra, un manufatto in bronzo risalente al 1600 a.C. circa, scoperto in Germania. Questo disco, considerato la più antica rappresentazione concreta del cosmo, mostra un sole, una falce di luna e un gruppo di sette punti d’oro. Gli archeoastronomi concordano quasi unanimemente che questo gruppo di sette punti rappresenta le Pleiadi. La loro inclusione in un oggetto di così alto valore, accanto ai due luminari principali, dimostra che la loro importanza era già codificata nell’Europa dell’Età del Bronzo, millenni prima delle narrazioni celtiche.
Nella mitologia norrena, le Pleiadi erano conosciute come le “galline di Freyja“. Questa associazione è profondamente significativa. Freyja non era una divinità semplice; era una delle dee più complesse del pantheon norreno, governando sulla fertilità, l’amore, la bellezza, la ricchezza, ma anche sulla guerra, la magia (seiðr) e la morte. Ella riceveva nel suo aldilà, Fólkvangr, metà dei guerrieri caduti in battaglia.
Questa dualità di Freyja — dea della vita e della morte, della fertilità e della guerra — crea un parallelo tematico impressionante con la Mórrígan celtica. Il fatto che due culture nord-europee distinte ma correlate abbiano legato lo stesso ammasso stellare a dee con domini così simili suggerisce una radice comune, un’antica comprensione indo-europea dell’energia simbolica delle Pleiadi: una potente forza femminile trasformatrice che governa i cicli di vita, morte e rinascita.
Grecia: il segnale dell’inverno
Una dinamica simile si ritrova nell’antica Grecia. Anche qui le Pleiadi sono le “Sette Sorelle”, figlie del titano Atlante, trasformate in stelle da Zeus per salvarle dalla caccia di Orione. Oltre alla loro valenza mitologica, le Pleiadi fungevano da calendario infallibile. Il loro sorgere eliaco a maggio dava inizio alla stagione della navigazione e della mietitura. Il loro tramonto autunnale, che coincideva con il loro dominio notturno, annunciava l’inverno, i mari pericolosi e il tempo del riposo agricolo.
Egitto: le stelle di Neith e il ciclo del Nilo
Spostandoci nella Valle del Nilo, le Pleiadi assumono una valenza altrettanto cruciale. Nell’antico Egitto, questo ammasso stellare era profondamente legato alla dea primordiale Neith. Considerata “la Madre degli Dei” e “Colei che ha tessuto il mondo”, Neith era l’antichissima dea della creazione, della saggezza, della guerra e della tessitura. Le “Sette Stelle” (come erano spesso chiamate) venivano viste come una sua diretta manifestazione celeste, forse associate al suo telaio cosmico con cui tesseva il destino dell’universo.
Proprio come in Grecia, la loro funzione andava oltre il mito, integrandosi nel calendario agricolo egizio, scandito dalle tre stagioni: Akhet (l’inondazione), Peret (la crescita) e Shemu (il raccolto). La loro culminazione notturna e il tramonto stagionale segnalavano invece il progredire delle stagioni verso il raccolto (Shemu) e il ritorno del caldo secco, prima che il ciclo ricominciasse con la piena successiva.
Messico: il fuoco nuovo e la sopravvivenza
In Messico, il legame degli Aztechi con le Pleiadi era una questione di sopravvivenza cosmica. Ogni 52 anni, al termine di un “secolo”, l’angoscia collettiva cresceva: il Sole sarebbe sorto ancora? La risposta risiedeva nella Cerimonia del Fuoco Nuovo.
In quella notte, ogni fuoco dell’impero veniva spento in attesa del giudizio. I sacerdoti osservavano le Pleiadi (Tianquiztli): se avessero raggiunto lo zenit a mezzanotte, il mondo avrebbe avuto salva la vita. Il superamento di quel punto critico spezzava la tensione. Un fuoco primordiale veniva acceso sul petto di una vittima sacrificale e da lì i corridori riportavano la luce in ogni casa, simboleggiando la promessa di un nuovo ciclo. Le radici del Día de Muertos affondano in questa stessa concezione: la morte è parte di un ciclo di rinnovamento, una pausa prima della rinascita garantita dalle stelle.
Australia: le sette sorelle inseguite
Le tradizioni aborigene australiane relative alle Pleiadi sono tra le più antiche del pianeta. Raccontano la storia delle “Sette Sorelle”, protagoniste di un’epica fuga celeste per scampare a un cacciatore (spesso Orione). Questa narrazione è una vera e propria mappa del territorio. I luoghi in cui le sorelle si sono fermate durante la fuga sono oggi siti cerimoniali. La leggenda stessa trasmette leggi tribali, codici sociali e funge da rito iniziatico per le giovani donne, segnando il loro passaggio all’età adulta.
India: Le madri divine di Krittika
Nella tradizione vedica e induista, le Pleiadi corrispondono alla nakshatra (una delle 27 dimore lunari) chiamata Krittika. Il loro mito più importante le lega al dio della guerra, Kartikeya (noto anche come Skanda o Murugan). Le Krittika sono le sei madri divine che trovarono e allevarono il neonato Kartikeya, nato da una scintilla del dio Shiva. Per poter essere allattato da tutte loro contemporaneamente, il dio sviluppò sei volti.
Le Krittika sono anche associate ad Agni, il dio del fuoco. Questo legame con il fuoco, la purificazione e il sacrificio offre una suggestiva risonanza con i falò sacri di Samhain, suggerendo che il fuoco rituale in questo periodo dell’anno potesse avere radici simboliche ancora più antiche e diffuse.
Giappone: Subaru e l’unità
In Giappone, le Pleiadi sono conosciute come Subaru (昴), un nome che significa “riunirsi” o “unità”. La loro apparizione serale serviva da calendario, indicando ai contadini il momento del raccolto del riso e la preparazione ai mesi invernali. Il nome stesso è una metafora dell’aspetto dell’ammasso, un gruppo di stelle unite. Questa immagine di coesione è così radicata che secoli dopo è stata scelta per il logo dell’omonima casa automobilistica, con le sei stelle visibili a simboleggiare l’unione di diverse compagnie fondatrici.
Culture separate da oceani e millenni hanno letto messaggi simili nello stesso ammasso stellare. Le Pleiadi hanno sempre indicato un momento di transizione cruciale, che fosse la potenziale fine del mondo, l’inizio del raccolto, un rito di passaggio o l’arrivo dell’inverno. La loro posizione nel cielo apriva una soglia, un portale energetico planetario riconosciuto e rispettato dall’umanità fin dai suoi albori.
Il lato oscuro delle Pleiadi – Perché il velo si assottigliava
La domanda fondamentale rimane: perché proprio la culminazione delle Pleiadi era il momento in cui “il velo si assottigliava”? La risposta è potente e inquietante: perché per molte tradizioni antiche, queste non erano affatto stelle fortunate. Il loro dominio nel cielo notturno era visto come un presagio nefasto. Questo portale non si apriva per un sereno ricongiungimento; si squarciava sotto la pressione di forze oscure.
Un presagio di lutto
Questo legame con la sventura è universale. Fonti arabe le collegavano esplicitamente a un “grande danno per l’umanità”. Il folklore e l’astrologia successiva hanno amplificato questo terrore.
L’astrologo Vivian Robson, nel suo libro sulle stelle e le costellazioni, affermò che quando le Pleiadi culminano in opposizione al Sole (l’esatto evento che si verifica il 21 novembre), portano “disgrazia, rovina, morte violenta”. Altre fonti, come quelle raccolte meticolosamente da Eric Morse, legano l’ammasso in modo inequivocabile a “perdita, lutto, cordoglio e tragedie”.
Il punto cruciale è che le Pleiadi erano il segnale che annunciava il tempo del giudizio e l’apertura del regno dei morti.
Questo spiega perfettamente l’ansia degli Aztechi. La loro Cerimonia del Fuoco Nuovo non era una festa di compleanno per il mondo; era un rituale disperato per placare le forze distruttive che le Pleiadi scatenavano al loro zenit, pregando che il Sole (la vita) avesse la forza di sorgere ancora contro il dominio di quelle stelle.
La culminazione delle Pleiadi era, quindi, la notte più temuta dell’anno. Era il momento in cui le forze dell’oscurità e del caos erano al loro apice, e il mondo dei vivi era più vulnerabile. Il velo si assottigliava perché i morti, e forse entità ben peggiori, erano più vicini che mai.
Ma questa energia oscura e antica non è l’unica forza in gioco. Nel 2025, questo portale è visitato dal pianeta del caos, Urano, in congiunzione con le Pleiadi e in opposizione al Sole il 21 novembre, potenziando questo portale con un’energia di rottura improvvisa e rivelazione.
Ne parliamo in dettaglio nel nostro nuovo articolo di approfondimento.
L’Araldo dell’inverno e della morte
L’ascesa delle Pleiadi a mezzanotte, che astronomicamente coincide con il Sole nel segno opposto dello Scorpione (il segno della morte, della trasformazione e dell’occulto, governato da Marte, dio della guerra, e Plutone, signore dell’Ade), era l’araldo inequivocabile dell’inverno. Annunciava il grande “no” della natura: la fine dei raccolti, la morte della vegetazione, l’arrivo del buio, del freddo e, per molti, della fame.
Questa non era una paura astratta, ma fisica e tangibile. L’antico medico greco Ippocrate, un osservatore pragmatico, lo notò nel suo corpus. Scrisse che “in autunno, e sotto le Pleiadi, morirono di nuovo grandi numeri [di persone]”, attribuendo questo picco di mortalità alle febbri e alle malattie portate dalla stagione umida e fredda. Le stelle non erano la causa, ma erano il segnale che annunciava l’inizio della stagione della morte.
Quale Samhain celebrare?
Al giorno d’oggi, è rimasta solo la data tradizionale del 31 ottobre (e la sua eco cristiana del 2 novembre), che però non ha più alcun fondamento né stagionale né astronomico. Il nome si è trasformato in Halloween, la festa è stata cristianizzata e poi secolarizzata, stravolgendone il significato. Ogni rito eseguito il 31 ottobre ha solamente il valore energetico di attingere all’egregora collettiva che si è formata nei secoli.
Ben diversa è la situazione del 6 novembre e del 21 novembre. A chi piace seguire un calendario stagionale basato sui movimenti del Sole (la Ruota dell’Anno), è consigliato usare la data del 6, che sembra essere la più coerente con il paganesimo celtico originale. Per chi è più propenso a voler utilizzare il portale energetico fornito dalle stelle — quello temuto e rispettato dagli Aztechi, dagli Egizi e dagli antichi Greci — sicuramente è meglio usare la data del 21 novembre.
Come celebrare un Samhain autentico oggi
Dopo aver riscoperto le vere radici astronomiche e mitologiche di Samhain, come possiamo celebrarlo oggi in modo significativo, al di là delle feste commerciali del 31 ottobre? La chiave è sintonizzarsi con l’intento originale della festa: onorare la fine del ciclo, accogliere l’oscurità e rispettare il velo sottile.
1. Scegli la tua data (e il tuo intento)
Come abbiamo visto, hai due opzioni potenti, ognuna con un’energia diversa. Possiamo utilizzare la mitologia stessa per guidare le nostre celebrazioni moderne, associando ciascuna data autentica alla sua divinità governante:
- 6 novembre (Data solare – cross-quarter day) – Il banchetto del Dagda e il compianto del Dio morente: Questa data, legata alla terra e all’abbondanza, è perfetta per onorare il Dagda. La sua energia è terrestre, focalizzata sulla gratitudine per il raccolto, sul banchetto e sulla condivisione. È il momento di celebrare i beni che il dio fornisce. Allo stesso tempo, si onora l’archetipo del Dio Morente (il dio del grano e del Sole), la cui morte simbolica ha permesso questa abbondanza. È una festa di gratitudine per il sacrificio della terra e per la vita che ne è derivata.
- 21 novembre (Data stellare – culminazione delle Pleiadi) – La notte della Mórrígan e il portale di Donn: Questa data, legata al portale cosmico, all’oscurità e al fato (le Pleiadi), è il dominio della Mórrígan. Ma è anche la notte in cui il velo si squarcia sul regno di Donn, il Signore dei Morti. Se la Mórrígan apre la porta, è dal regno di Donn (Tech Duinn) che gli antenati arrivano. La sua energia è ultraterrena, focalizzata sulla divinazione (Mórrígan) e sull’onore degli antenati che viaggiano dal regno di Donn.
2. Rituali moderni basati sulle antiche tradizioni di Samhain
Per il 6 novembre (Il banchetto del Dagda e del Dio morente):
- Celebra il banchetto del raccolto (La cena muta): Il rituale più importante. Questa data è perfetta per il banchetto di gratitudine. Celebra l’abbondanza del Dagda e il sacrificio del Dio morente (il grano). Apparecchia un posto in più a tavola (“il Piatto dell’Antenato”) per gli spiriti dei tuoi cari. Disponi le loro fotografie, accendi una candela per loro e, durante la cena, condividi i loro ricordi. È un modo per invitarli a festeggiare, far sapere loro che non sono dimenticati e per condividere con loro i frutti del raccolto.
- Accendi il fuoco sacro (Il falò interiore): Se non puoi accendere un falò, accendi il camino o semplicemente una candela (meglio se nera, per simboleggiare l’oscurità che avanza, o bianca per la purificazione). Prendi carta e penna: scrivi le cose che vuoi “lasciar morire” (cattive abitudini, paure, rancori) e brucia il foglio in modo sicuro, usando il fuoco come simbolo di trasformazione.
Per il 21 novembre (La notte della Mórrígan e il portale di Donn):
- Accogli gli antenati (Il portale di Donn): Se il 6 novembre è per banchettare con loro, questa è la notte per accoglierli. Questo è il momento in cui il velo si squarcia e le anime dal regno di Donn sono più vicine. Accendi una candela bianca (per la purificazione e per guidare gli spiriti) e mettila sulla finestra.
- Intaglia la vera lanterna (La rapa): Questa è la notte del pericolo e del caos cosmico. I rituali di protezione sono fondamentali. Abbandona la zucca. Prova a intagliare una rapa (o una patata o una barbabietola), come facevano gli irlandesi. È molto più difficile, ma il processo ti connette alla leggenda originale di Stingy Jack e allo scopo primario della lanterna: proteggere e spaventare gli spiriti indesiderati.
- Pratica la divinazione (Il velo sottile): Questa è la notte in cui il futuro è più facile da leggere. Pratiche come la lettura dei tarocchi, delle rune, del pendolo, lo scrying e il lavoro interiore di “morte” e “rinascita” personale sono particolarmente potenti in questa notte. Se non usi questi strumenti, prova una divinazione più semplice: scrivi le tue domande su dei bigliettini, mettili in un sacchetto e pescane uno, meditando sulla prima risposta che ti viene in mente.
- Lascia un’offerta per gli Aos Sí: Ricorda che il Sidh (l’Altromondo) si apre. Per ingraziarti il “popolo fatato” ed evitare la loro proverbiale malizia, lascia un’offerta fuori dalla porta di casa prima di andare a dormire. Una ciotola di latte, un pezzo di pane con burro e miele o un bicchierino di whisky sono offerte tradizionali per mostrare rispetto.
La vera essenza di Samhain
In definitiva, la conoscenza è ciò che distingue la saggezza dall’ignoranza. Samhain non è una festa americana di “dolcetto o scherzetto”, né una data per streghe improvvisate. È una ricorrenza astronomica, stagionale e spirituale di incredibile profondità. Recuperarne il vero significato significa trasformare una semplice festa in una profonda esperienza di connessione con la terra, il cosmo e il ciclo eterno di vita, morte e rinascita.

